mostra-fotografica

“…Siria vita da campo profughi”

Dal 5 Dicembre 2013 al 10 Gennaio 2014

Fotografie di Gianna Pasini

SIRIA! VITA DA CAMPO PROFUGHI La Siria che ho visitato qualche anno fa non esiste più. Non si potranno più visitare i meravigliosi siti archeologici di Palmira, l’antico suk di Aleppo dove acquistare il tipico sapone, e nemmeno la caratteristica città di Homs… Semplicemente non esiste più un Paese con confini definiti, e la guerra civile in corso lo sta frammentando ancor più.

Ho fatto due viaggi in Siria nel 2013, a distanza di tre mesi circa l’uno dall’altro, attraversando il confine turco nei pressi di Kilis. Con altri volontari abbiamo portato aiuti umanitari presso il campo profughi di Bab el Salam (Porta della pace).
Avevo visitato altri campi profughi prima di allora, ma non durante una guerra in corso. Il campo si trova appena dopo il confine con la Turchia a circa quaranta chilometri da Aleppo. Città che non è stato possibile raggiungere perchè recente era la vicenda del rapimento dei cinque giornalisti della RAI, e la Farnesina aveva intimato di non entrare in territorio siriano. Al Bab el Salam però ci siamo andati visto che era lo scopo del nostro viaggio.

Come si vive in un campo profughi, dove la popolazione siriana si rifugia per allontanarsi dalle città-bersaglio di questa contesa?
Male ovviamente, ma vedere ”il come” è lo scopo di queste immagini che ho raccolto nel corso di queste mie esperienze.
Devo riconoscere che la seconda volta che sono stata al Campo, nel mese di giugno, ormai il mio viso era conosciuto, ed avevo sempre appresso un nugolo di bimbi che volevano farsi fotografare (avevo portato loro alcune foto fatte nel viaggio precedente). In qualche modo questo, se da una parte mi rendeva difficoltoso riprendere alcuni particolari sulle condizioni di vita del campo, dall’altra mi ha avvantaggiata perchè venivo invitata all’interno delle tende a far loro visita, o per farmi vedere dei “casi particolari” da riprendere con la mia reflex.

La distesa di tende al Bab el Salam è immensa, fila di centinaia di miseri ripari in un campo di terra che quando piove si trasforma in enormi pozzanghere di fango e fogne a cielo aperto. Quel che sono riuscita a documentare è soltanto una minima parte di quella realtà, perchè è impossibile rendere l’idea del caldo soffocante, ed al contrario, il freddo rigido in inverno, all’interno di quelle povere tende. Ma anche al di fuori, la realtà è altrettanto sconfortante e pesante da gestire in una quotidianità dove invece i bambini sembrano essersi agevolmente ambientati. Sono incredibili col loro “v” in segno di “vittoria” quando si avvicinano alla tua macchina fotografica. Forse hanno già accantonato i pianti della notte quando aerei da guerra sorvolavano la zona e si sentiva l’eco delle esplosioni.

Il campo di Bab el Salam è stato bombardato di notte pochi giorni dopo la nostra partenza, ed in seguito il conŏne di Kilis con la frontiera turca è stato chiuso.

Gianna Pasini 28/10/2013