Alberto Sfoggia Mangiatori di terra

Alberto Sfoggia “Mangiatori di terra

“MANGIATORI DI TERRA” 
di Alberto Sfoggia,

Editing, progetto grafico e testi di Francesco Breda

Sabato 24 febbraio 2018 alle 17.00
presso EticoAtelier in Banca Etica a Treviso in via IV novembre.

mangiatori di terra

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Il Veneto è la seconda regione italiana,
dopo la Lombardia, per consumo di suolo.
Lo conferma il rapporto 2017 dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, ed è evidente attraversando la pianura veneta dove lo sguardo incontra costantemente i segni dell’agire umano sul territorio. Nella sola provincia di Treviso, nei 95 comuni che la compongono, si identificano circa 320 aree produttive; gli spazi naturali sono residua li, difficile trovare orizzonti liberi e perdersi con lo sguardo verso l’infinito.
Il boom economico degli anni 70 ha portato, in questa regione di tradizione agricola, uno sviluppo industriale rapido, diffuso e disordinato: vicino alle case sono sorte le fabbriche, al posto dei campi sono comparsi i capannoni.
Il territorio si è colorato di grigio e il verde si è ridotto progressivamente.
Negli ultimi anni la crisi economica ha colpito anche questa regione con la chiusura di stabilimenti industriali, il tracollo dell’edilizia che ha lasciato opere incompiute, l’abbandono di spazi produttivi. La crisi è stata anche sociale:
si sono perse alcune certezze, ad esempio quella del lavoro garantito, ed è venuta meno la comune fiducia nel futuro.
Non pare però essersi spenta l’idea di continuare a costruire, di cementificare, di consumare. Ne è un esempio la costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta, che dopo decenni, sta iniziando a vedere la luce nella pianura vicentina e trevigiana, accompagnata da molti interrogativi sulla sua concreta utilità.
Accanto a tutto questo, alla fame di terra che sembra non placarsi mai, esistono, d’altro canto, storie di resistenza.
Esistono persone che, con fatica, cercano di custodire le ricchezze ambientali e culturali di questa Italia, che fu definita un tempo “giardino d’Europa”; esiste la natura stessa che, nei luoghi dimenticati, si riappropria silenziosamente dello spazio grigio, e lo fa con tutta la forza della sua energia vitale.

Alberto Sfoggia
nasce a Montebelluna (Treviso) nel 1982. Da sempre interessato alla fotografia,
incontra nel 2010 Gianni Berengo Gardin e rimane così affascinato dall’esperienza del maestro che intraprende un percorso di approfondimento della materia. Un altro incontro importante segna la sua crescita professionale: quello con Ivo Saglietti. Sotto la sua supervisione, tra il 2012 e il 2013, realizza un progetto collettivo sul paesaggio sociale di alcuni comuni del Veneto. Si specializza così nel reportage e il 35 mm diventa l’obiettivo privilegiato con il quale prosegue, fino ad oggi, l’esplorazione del territorio in cui vive, convinto che una buona foto sia capace di porre domande e stimolare riflessioni.

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